Mercoledì 23 settembre 2026
San Pio da Pietrelcina, presbitero
Fa’ risplendere nei nostri cuori, o Signore amante degli uomini, la pura luce della tua divina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente per comprendere l’insegnamento del tuo Vangelo.
Un’occasione per meditare il Vangelo ogni giorno, unisciti al canale di Fiamma dello Spirito per ascoltare la meditazione audio
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Lectio
Nel Vangelo di oggi Gesù convoca i Dodici, per poi inviarli. Li chiama personalmente, prima aveva impartito loro gli insegnamenti con la sua parola e con i segni, poi li aveva condotti sul monte per parlare delle beatitudini, ora li raduna nuovamente, così nessuno partirà da solo.
Il passo si apre con due vocaboli che si illuminano vicendevolmente. Il primo è dynamis, la forza, l’energia che operava già negli apostoli. Il secondo è exousia, l’autorità, che ricevono in forza del mandato. La capacità di guarire e di scacciare i demoni è la prerogativa dei primi inviati, perché possiedono l’autorità di agire nel nome di Cristo. La potenza senza il mandato sarebbe arbitrio umano, e il mandato senza la potenza sarebbe vano.
Poi Gesù indica chiaramente in cosa consiste la condizione della missione, vietando loro di portare il bastone per sorreggersi, opponendosi alla precarietà, la sacca, il pane, il denaro e le due tuniche. Ogni apostolo non porta con sé quello che gli serve, perché lo riceverà cammin facendo. In Marco il bastone è permesso. Luca lo proibisce, perché dimostra che non è necessario alcun appoggio su cui reggersi nei momenti di difficoltà.
Inoltre, quel che resta sui loro piedi è il segno delle fatiche non ricompensate, e al tempo stesso il simbolo che ricorda loro la possibilità anche del rifiuto.
Il profeta Isaia aveva proclamato «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza» (Is 52,7). E Paolo, scrivendo ai Romani, chiede «Come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, senza che uno lo annunci?» (Rm 10,14), per questi motivi Gesù lì manda nel mondo ad annunciare ciò che hanno visto, udito e sentito nei loro cuori.
Meditatio e scrutatio
Mi soffermo sul Vangelo che non è giunto a destinazione. Spesso parlo di Dio a chi è desideroso, ma non a coloro che sospetto non lo vogliono accogliere. La mia testimonianza di fede è al riparo, raggiunge le persone che condividono le mie stesse vedute, in luoghi in cui nessuno mi può contestare. E così non ho mai ricevuto la vera dynamis, perché la forza si riceve quando si accetta il rischio del diniego; così è come se non fossi mai partita.
Non mi distinguo nemmeno per lo stile e la postura apostolica, invece ho messo insieme sicurezze e al contempo ho razionalizzato le risorse, ho cercato sostegni. Mi affido ai miei mezzi, senza abbandonarmi realmente alla provvidenza. Come posso consentire alla forza di Dio di agire in me?
Oratio
O santi Apostoli, intercedete presso il Dio misericordioso, affinché conceda la remissione delle colpe alle nostre anime.
Noi fedeli celebriamo i dodici discepoli del Salvatore, come luminari del mondo, araldi della fede, sorgenti di grazia, fiumi di sapienza, lampade della Chiesa e astri del firmamento spirituale
(Liberamente tratto dalla liturgia bizantina del Tropario dei Dodici Apostoli e del Kontakion).
Contemplatio
La polvere che cade dai miei piedi è una testimonianza forte e visibile della missione affidatami. Quel che resta sui piedi attesta che l’annuncio non ha attecchito, perché non permane in chi ascolta distrattamente. Come discepola lascio cadere il rifiuto come polvere che ingombra il cammino. Mentre mi sbarazzo dei residui, mi avvio verso la casa del Signore, nutrendo la speranza che altri lo accoglieranno.