Atmosfera da stadio, appunto, allo Stade de France, il più grande del Paese, alla periferia parigina di Saint-Denis. Canti, balli, fuochi d’artificio, sfilate di cavalli e giovani vestiti da santi durante questo lungo e animato appuntamento che è stato soprattutto un momento di preghiera e di incontro con il Pontefice
Salvatore Cernuzio – Inviato a Saint-Denis
Fuochi d’artificio così potenti da rischiarare il cielo notturno di Parigi. Mani e piedi che battono a tamburo sugli spalti. Braccia alzate, occhi chiusi, torce dei telefonini accese attraverso l’app Wepix che gli animatori hanno chiesto di scaricare a inizio incontro. Poi droni, fari, barche a vela, bighe, cavalli che corrono sul tappeto di velluto, ragazzi e ragazze vestiti da santi francesi che corrono pure loro. È una veglia? Forse. Uno spettacolo? Può darsi, visto che il libretto parla di prologo, atti, messa in scena. È certamente un momento di forte intensità quello che conclude la prima giornata del viaggio francese di Leone XIV: l’incontro con 80 mila giovani dai 17 ai 35 anni allo Stade de France, alla periferia di Saint-Denis.
Alla periferia di Parigi
Una zona ai margini di Parigi in preda a una forte emergenza abitativa e al tasso elevato di disoccupazione, con il 36% dei residenti al di sotto della soglia di povertà. Problemi che però almeno per una sera, anzi, una giornata – visto che alcuni di questi ragazzi sono allo Stadio dal mattino – vanno perdendosi dietro al fumo dei giochi pirotecnici, alle vibes regalate dalle band catto-rock sul palco, alla polvere sollevata dalle centinaia di comparse a cavallo a rappresentare le quadrige romane, gli unni, la cavalleria di Giovanna d’Arco. Soprattutto ogni cosa va perdendosi dietro alla generale esaltazione di avere il Papa, finalmente, lì a un palmo dal naso. Che passa con la papamobile, col sottofondo di archi e violoncelli e di gridate “León, León”, ed entra proprio nella inquadratura del tuo smartphone.
Quando era giunto l’ultimo Pontefice a Parigi, molti di questi ragazzi non erano neppure nati. Oggi si sono incamminati da campagne e sobborghi, si sono organizzati tra parrocchie e movimenti per essere presenti alla serata finanziata da sponsor locali e ideata da un gruppo di 25 persone in collaborazione con la Diocesi di Saint-Denis e il suo vescovo, monsignor Étienne Guillet (uno dei più giovani di Francia) che fa gli onori di casa e accoglie il Papa con un saluto.
Canti, balli, preghiere
Sono liceali, studenti, professionisti, single, sposi. Cantano tutti dagli spalti pieni fino all’ultimo sedile; cantano le canzoni afro così come le litanie. Ballano, pure, in attesa dell’arrivo di Leone XIV sul palco sormontato da un monitor gigante che riproduce un rosone simile a quello di Notre-Dame. Poi a un certo punto si spengono, stanno zitti e pregano. Pregano quando sfilano gli stendardi dei santuari (da Lourdes e La Salette, a Pellevoisin, L’Île-Bouchard, Mont-Saint-Michel ecc), pregano all’ingresso dei catecumeni accompagnati dall’orchestra che intona Céleste Jérusalem o mentre canta una ragazza libanese, Elena Al Amil, residente in Francia ma proveniente da uno dei villaggi del sud del Libano alla frontiera con Israele. Pregano quando appaiono i coetanei vestiti da Maria Maddalena, Giovanni Eudes, Blandina, Charles de Foucauld, Luigi e Zélie Martin.
Alla ricerca della felicità e alla scoperta della santità
È difficile stare dietro alla regia di questa veglia che alterna canti e parole, manifestazioni artistiche a processioni religiose. Come quella conclusiva con la reliquia della Sacra Tunica di Argenteuil, venerata fin dal Medioevo come la tunica senza cuciture di Cristo che i soldati si divisero a sorte ai piedi della croce. È stata scelta per la veglia come segno dell’unità della Chiesa (una tunica non strappata) e dell’amore donato. Viene venerata anche stasera a conclusione dell’appuntamento.
Difficile stare dietro a tutto. Ci si può solo lasciare andare e partecipare all’entusiasmo di tutti questi giovani francesi alla ricerca della felicità e alla scoperta della santità, incoraggiati ora dalle parole chiare del pastore della Chiesa universale: “La Francia ha bisogno di voi”. Lui indica la strada. Lo fa anche fisicamente ponendosi sopra la pedana nel canale centrale dello Stade de France. Un momento simbolico, fotogramma conclusivo di un evento dai mille risvolti.
fonte: vaticannew