Martedì 22 settembre 2026
Santa Emerita, martire
Fa’ risplendere nei nostri cuori, o Signore amante degli uomini, la pura luce della tua divina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente per comprendere l’insegnamento del tuo Vangelo.
Un’occasione per meditare il Vangelo ogni giorno, unisciti al canale di Fiamma dello Spirito per ascoltare la meditazione audio
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Lectio
Dopo aver narrato la parabola del seminatore, aver parlato della lampada sotto il moggio e della misura con cui si riceve, Luca introduce un episodio che a prima vista sembra cambiare discorso, invece porta a coronamento quello precedente. Maria e i consanguinei di Gesù vogliono vederlo, eppure la moltitudine impedisce loro di avvicinarsi. Gesù non si scompone, e dice che sua madre e i suoi fratelli sono quelli che accolgono l’annuncio di Dio e lo mettono in pratica nella vita. La scena risponde alla domanda che la parabola aveva lasciato aperta. Quale terreno produce il raccolto? Chi appartiene davvero al Regno?
Su questo punto occorre precisare in merito al termine greco adelphoi, che di norma indica i figli degli stessi genitori; ciò ha creato notevoli fraintendimenti non soltanto filologici. La tradizione orientale legge in questi uomini i figli che Giuseppe ebbe da un matrimonio precedente, perché era vedovo quando fu promesso in sposo a Maria, lo afferma Eusebio di Cesarea. Giacomo, Ioses, Simone e Giuda sono cresciuti con Gesù a Nazaret, e non sono figli di Maria. Se lo fossero, la verginità perpetua della Madre di Dio sarebbe negata, e con lei la coerenza stessa dell’assunzione della natura umana, perché il Verbo si è fatto uomo senza concorso d’uomo. Non si tratta di pietà devozionale, ma di fede.
Il nucleo portante del testo non risiede in ciò che Gesù dice della sua vera casa, perché non disprezza Maria, che è la prima credente e la prima discepola, sì, perché la sua grandezza è di aver creduto in Gesù, più che nell’averlo generato. E così, accanto a lei e prima di ogni altro, Gesù pone quelli che ascoltano e mettono in pratica.
Giacomo, nella sua lettera, scrive «Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi» (Gc 1,22), mentre il Deuteronomio aveva già comandato di custodire e mettere in pratica i comandi del Signore, perché in essi è la vita (Dt 4,1).
Meditatio e scrutatio
L’ascesi che ci chiede Gesù di fare consiste nell’abbandonarsi alla grazia, che cambia il corpo di morte in corpo di gloria, attraverso un ascolto attivo.
Posso dunque andare a Messa, recitare le preghiere, osservare i digiuni, e restare la stessa, con i miei rancori, le mie pigrizie. Posso anche riempirmi la vita di attività, di servizi, senza più udire, e in quel caso la pratica diventa attivismo, e l’attivismo logora.
Gesù ha posto le basi della nostra esistenza in Lui e sull’ascolto che diventa vita. Io ascolto o fingo? Quando esco dalla chiesa, quello che ho udito mi cambia?
Eppure Gesù dice che sua madre e i suoi fratelli sono quelli che ascoltano e compiono. Se presto attenzione alle parole di Dio, le ricevo e posso metterle in pratica; per farlo, la grazia deve operare in me.
Oratio
O Madre di Dio, tu che hai ascoltato e hai compiuto prima di ogni altra creatura, insegnaci a mettere in pratica quello che udiamo senza rimandare.
O Cristo, Figlio di Dio, che hai chiamato madre e fratelli quelli che ascoltano l’annuncio del Padre e lo mettono in pratica, fa’ che dimoriamo in Te secondo lo Spirito.
Contemplatio
Gesù presta attenzione al mio ascolto. Non importa da quale famiglia provengo, e non importa quello che ho fatto. Vuole che io accolga la sua Parola e la metta in pratica. E questa appartenenza a Lui è più stretta di quella di sangue, perché non finisce con la morte.
Prima di diventare degna di conoscere i tuoi misteri, prima di entrare nel tuo Regno, è necessario accogliere ogni tuo comando ed esserne fedele nella gioia.