
“Sappiate aspettare!” Questo ritorna nei miei pensieri da quando la Santa Sede ha deciso di sopprimere il Movimento Apostolico; questo era ciò che mi diceva reiteratamente la Fondatrice; “sappiate aspettare”. E noi aspetteremo con grande fede nel Signore, ma umanamente è impossibile non riflettere su una vicenda che ha prodotto grande sofferenza.
La signora Maria Marino ha avuto il grande torto di ricordare il Vangelo ai tantissimi che l’hanno dimenticato e diffonderlo tra quelli che non lo hanno mai conosciuto; il perché si fosse macchiata di questa gravissima colpa non lo discutiamo, nessuno può discuterlo, solo Dio potrà, con i Suoi tempi.
Ella ha avuto il grave torto di riempire la Casa del Padre; si, il suo stile, la sua maniera, evidentemente era attraente, le Chiese da deserte divenivano affollate.
Ella ha ancora avuto il torto di rendere partecipi i giovani alle attività parrocchiali; si, i giovani, questi quasi sconosciuti nella Chiesa dell’oggi, ma non nelle Chiese dove, assistito dal parroco, il Movimento li accoglieva, li istruiva sul Vangelo, li coinvolgeva, valorizzava il carisma di ognuno.
E ancora più grave era il torto di far innamorare del Vangelo persone di ogni fascia di età, di ogni estrazione sociale; la Santa Sede non ha dimostrato di aver adottato un metodo logico per spiegare la fioritura di numerose vocazioni sacerdotali, di innumerevoli conversioni laicali e di decine di consacrazioni laicali; solo se si diffonde il Vangelo gli altri se ne innamorano; e tra tutti quelli che si innamorano, magari qualcuno che ha ricevuto la grazia della vocazione sacerdotale trovava occasione, forza, coraggio, gioia di esprimerla e di sottoporla al discernimento dei Vescovi.
Ha avuto il torto di dissodare un terreno arido, impermeabile ai giovani, brullo, senza vegetazione, senza futuro, trasformandolo in una verde pianura fertile, ricca di vegetazione, di alberi da frutto, colpita dai raggi di un Vangelo che lei sapientemente ha diffuso tutti i giorni della sua vita per oltre 40 anni.
Quanto torto ha avuto ad esercitare la carità in maniera riservata per i bisognosi, direttamente o coinvolgendo chi del Movimento da lei fondato potesse utilmente intervenire.
E quanto torto ha avuto nell’educare un popolo secondo il Cristianesimo.
E, in un cammino di sacrificio durato oltre 40 anni, quanto torto ha avuto ad affidare tutto del suo vissuto ai Vescovi (Monss. Fares, Sprovieri, Cantisani, Agostino, Ciliberti, Bertolone); ancor di più quando accolse l’incoraggiamento di San Giovanni Paolo II.
Una vita vissuta nel torto di aver dimostrato al mondo come ci si comporta da cristiani fino alla fine; il torto, era la sua maniera di vivere, di avvicinarsi alla gente, di farla soprattutto innamorare della Parola. Come accade quando uno ha torto, molti non fanno fatica ad allontanarsi, anzi; stare dalla parte di chi ha ragione comporta dei vantaggi…nell’immediato, poi… non si può sapere. Ma lei ha sempre perdonato tutti, anche quei pochi che le hanno dato ragione e non hanno riconosciuto i suoi torti.
Spero che io possa vivere nel torto alla maniera di Maria Marino! Mi sono infatti innamorato del Vangelo grazie a colei che ha avuto il torto di farmeLo conoscere.
Dott. Benedetto Caroleo
L’ultimo Presidente del Movimento Apostolico
Un pensiero del figlio nel giorno del trigesimo della Signora Maria Marino
Ieri il trigesimo di mia suocera. Per la famiglia del defunto il trigesimo è un momento molto importante perché consente di ricordare chi non c’è più insieme a parenti, amici e tutti coloro che amavano il defunto e desiderano onorarne la memoria e stare vicini alla famiglia nel momento del dolore.
Mio marito aveva scritto un pensiero per la madre che poi non è stato letto durante la funzione religiosa, per motivi legati alla sacralità della funzione ma che a mio avviso meritava di essere reso pubblico e non solo in onore dell’anima di mia suocera ma perché era un desiderio del suo cuore.
Lo pubblico qui per i miei amici.
Catanzaro – “Rileggendo i suoi scritti, pensavo, come fosse stato possibile concludere un cammino ecclesiale così carico di bene.
E poi alla sua condotta, al perdono verso coloro che in diversa misura hanno aumentato quelle pesanti sofferenze.
Ricordo le sue parole: «Le nostre cose hanno tempi e modi diverse da quelle di Dio che sono impenetrabili per noi». La nostra vita è effimera e troppo breve per avere rancori, riserve e ripensamenti.
La profondità della sua visione di fede ha superato i confini delle congetture umane ed ha raggiunto i più alti livelli della consapevolezza spirituale e della comprensione del valore dell’Essenza divina.
La ricchezza del suo pensiero contemplativo di totale adesione alla fede è andato ben oltre i limiti del pensiero comune, elevando la sua identità Cristiana al sublime.
Quell’immensa misericordia che ha insegnato Gesù in croce, misericordioso come il Padre, con parole senza tempo e perdonando i suoi carnefici, lei l’ha fatta propria, donando sé stessa.
Tutti aspetti che non sono stati compresi né considerati.
Ha accolto e avvolto con la sua comprensione tutti, con la modestia e l’umiltà che ha sempre segnato la sua vita.
Lo ha fatto con grande spirito di pace, quello spirito coniugato all’essenza del suo essere Cristiana devota.
Qualcosa che ha caratterizzato la sua esistenza e che lei ha lasciato come memoria,… e a noi il ricordo e la gioia di testimoniare con l’esempio un vissuto conforme al Vangelo che è entrato a far parte della nostra storia e che mai potrà essere cancellato”.
Antonio Marraffa