Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Nella Grotta di Massabielle, dove la Vergine Maria è apparsa a santa Bernadette, “nessuna fragilità viene respinta”, perché “si erge come un santuario della speranza cristiana”, davanti “alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia”. Così Papa Leone XIV nell’omelia della Messa celebrata nella Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes, davanti a più di 150mila fedeli, nella quale sottolinea che, in questo momento storico, “all’interno di una società alla ricerca del progresso e del benessere materiale”, ma che a volte tenta “di dimenticare l’orizzonte dell’eternità, Maria viene a ricordarci la grandezza e la portata della nostra vocazione alla vita, alla vita eterna”.

L’abbraccio con i pellegrini nel percorso in papamobile 

Prima della celebrazione, dalle 10, dopo l’incontro con i vescovi francesi, Leone XIV percorre in papamobile i viali dell’Esplanade fino alle basiliche di Nostra Signora del Rosario e dell’Immacolata Concezione, e poi davanti alla Grotta fino alla Praire, salutando i pellegrini e abbracciando alcuni bambini, come in una grande udienza generale in Vaticano. Poi raggiunge la sacrestia alle spalle del grande palco dell’altare, una struttura bianca a tre arcate frontali, e altre su tutti i lati.

A Lourdes la vita accolta come dono prezioso di Dio

La Celebrazione eucaristica si apre con il rito per la benedizione e l’aspersione dell’acqua benedetta, “attinta – ricorda il Papa – dalla sorgente della Grotta di Massabielle. Nell’omelia guarda le stampelle, le sedie a rotelle e le “lacrime nascoste” dei malati, 7mila sono gli iscritti alla Messa, e dice loro che “non sono ostacoli” ma il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio”.

La vita eterna, promessa solida del Signore

La vita eterna, ricorda Leone XIV, è “una promessa solida e certa che il Signore ci fa”, e che anche la Vergine fece a Bernadette: “Non ti prometto di essere felice in questo mondo, ma nell’altro”. Perché “mentre la felicità quaggiù è una realtà effimera, relativa, a volte purtroppo inaccessibile per alcuni, la vera felicità è promessa a tutti, nella speranza”, e quindi “dovrebbe essere l’oggetto principale della nostra ricerca, dei nostri sforzi e delle nostre scelte”. Il Signore l’ha ottenuta per noi “con la sua morte e resurrezione” e la realizza in noi “attraverso la grazia del battesimo”. Una vita eterna che “è alla nostra portata, ma spetta a noi accoglierla”.

L’ostacolo alla grazia e alla vita eterna, l’unico ostacolo a questo amore, è il peccato, il ripiegamento su sé stessi, quel rifiuto di Dio che ci rinchiude nelle nostre stesse tenebre!

Il male di oggi proviene dal cuore dell’uomo

L’invito del Pontefice è allora alla conversione, come quello della Vergine Maria a Bernadette, e di Gesù nel Vangelo di Matteo di questa domenica, rivolto ai cuori chiusi. “Convertirsi – per Papa Leone – significa abbandonare le vie dell’errore per abbracciare la Via della Vita, aprendo così il nostro cuore all’unica Gioia che non passa”. La Vergine come più di 150 anni fa nella Grotta, ci chiede di fare penitenza, “non solo per noi stessi, che ne abbiamo bisogno, ma anche ‘per i peccatori’, per un mondo che va male”.

“Come potrebbero i nostri cuori non sentirsi interpellati di fronte ai conflitti sempre più diffusi, che distruggono tante vite innocenti? Eppure il male che affligge la nostra epoca proviene dal cuore dell’uomo, Dio non ne è responsabile.”

La conversione della Chiesa, per guarire dalle infedeltà

Sono quindi “i cuori degli uomini che bisogna cambiare – chiarisce Leone XIV – a cominciare dal nostro”. Ma questa esigenza di conversione coinvolge la Chiesa stessa, “nel suo pellegrinaggio terreno”.

Essa deve avere il coraggio di vivere questa conversione in primo luogo. Per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno, dobbiamo porci umilmente sotto lo sguardo purificatore del Signore.

I malati nel cuore della Chiesa

Infine il Papa si rivolge ai malati, che conoscono la sofferenza, uniti “alla passione di Cristo” e che sono così numerosi a Lourdes:

“Avete la possibilità di vivere le vostre pene e i vostri dolori in questo spirito di offerta per entrare in quel cammino redentore di cui il mondo ha tanto bisogno. In questo senso siete davvero nel cuore della Chiesa, e il vostro ruolo è insostituibile.”

Ripartire da Lourdes come missionari della speranza

L’invito finale è rivolto a tutti i pellegrini, a ripartire da Lourdes come “missionari della speranza”, perché questo è il miracolo di questo luogo: “suscitare la gioia della speranza proprio nel cuore della prova e del dolore”.

La Vergine Maria risana i nostri sguardi e trasfigura i nostri cuori donando loro la pace.

Il vescovo di Tarbes e Lourdes e la vocazione eucaristica del luogo

Al termine della celebrazione, il vescovo di Tarbes e Lourdes, monsignor Jean-Marc Micas, ringrazia Papa Leone XIV “per aver guidato la nostra preghiera”, e ricorda la vocazione eucaristica di questo luogo. Qui, il 3 giugno 1858, pochi mesi dopo le apparizioni, Bernadette ricevette la comunione per la prima volta: “quella comunione fu fonte di immensa gioia, e quella gioia è missionaria”. Ogni giorno, sottolinea il presule, “vescovi e sacerdoti presiedono l’Eucaristia celebrata nelle basiliche e nelle cappelle del santuario, in molteplici lingue, da assemblee che manifestano la diversità dei popoli e l’universalità della Chiesa”. E il Santissimo Sacramento viene adorato durante la processione eucaristica con i malati e gli altri pellegrini. Così “il vertice invisibile della fede diventa visibile: i malati e tutti i pellegrini sono benedetti dal Signore che passa in mezzo a loro”. Infine il vescovo Micas presenta i due doni per Leone XIV: un dipinto che rappresenta la Grotta delle apparizioni, e una croce, realizzata con il legno della rosa canina originaria della Grotta, che “contorto e spinoso evoca il Golgota”, dove Cristo “ha donato la sua vita affinché il mondo abbia la vita, la vita vera, in abbondanza!”. Dopo le sue parole, lo scambio di doni con il Papa, che ha consegnato al vescovo un calice. 

fonte: vaticannews