Venerdì 25 settembre 2026
San Cleofa, discepolo del Signore
Fa’ risplendere nei nostri cuori, o Signore amante degli uomini, la pura luce della tua divina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente per comprendere l’insegnamento del tuo Vangelo.
Un’occasione per meditare il Vangelo ogni giorno, unisciti al canale di Fiamma dello Spirito per ascoltare la meditazione audio
https://whatsapp.com/channel/0029VbBAywy4NVieF0HanE0z
Lectio
In un luogo solitario Gesù si dispone in preghiera, da questo raccoglimento scaturisce una domanda ai suoi. Il pronome (hymeis) segna il passaggio dalla curiosità alla responsabilità in carico ai Dodici.
Gesù è consapevole che le folle parlano di lui. La gente lo chiama Giovanni Battista risorto, Elia, uno dei profeti. Pietro professa la sua fede e rivela l’identità di Gesù, egli è il Cristo (Christos), questa parola corrisponde all’ebraico (mashiach), ossia l’unto. Sì, perché l’olio santo distingueva il re (1 Sam 10,1), dal sacerdote (Es 29,7), dal profeta (1 Re 19,16). Pietro fa coincidere Gesù al messia atteso da Israele.
Gesù replica riepilogando ciò che gli rimane ancora da fare affinché le profezie si realizzino pienamente: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (versetto 22). Il verbo greco che regge tutta l’esternazione è “dei”, che significa “è necessario’; lo stesso che risuona sulla bocca del Risorto in compagnia dei discepoli di Emmaus: «Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno» (Lc 24,7), e ancora: «Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26). Nel deserto ciò che è necessario rappresenta l’annuncio della passione prima che avvenga.
Isaia aveva cantato: «Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire» (Is 53,3). Daniele aveva visto profeticamente: «Ecco, con le nubi del cielo veniva uno come figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero» (Dn 7,13-14). Gesù è il Servo che soffre e il Figlio che regna. L’unto da Dio deve passare per il rifiuto degli uomini, e la croce è proprio il trono da cui regnerà.
Meditatio e scrutatio
Cristo fa ogni cosa nel tempo giusto e separa i suoi dalle folle per guidarli a una risposta di fede vissuta. Pietro parla per tutti gli apostoli, e l’affermazione che fa è l’espressione più esemplare dell’amore. Subito dopo Gesù impone di tacere, perché il popolo attende un Messia di liberazione dal giogo dei romani, per questa ragione la croce è uno scandalo, la risurrezione è incomprensibile. Il tempo della predicazione viene dopo la croce, quando la verità su Gesù si radica nelle menti degli ascoltatori.
Mi chiedo allora che cosa dico di Gesù, quando la mia fede è svuotata? Eppure persisto e continuo a stare con Lui, come hanno fatto i suoi, e mi chiedo se la mia risposta sia davvero come quella di Pietro. Dire “Cristo di Dio” significa accettare che il Messia soffre, viene rifiutato, muore, ma anche che la mia vita sia una compartecipazione alla sua croce. Sono pronta a tutto ciò?
Oratio
Signore, tu hai domandato ai tuoi discepoli che cosa dicessero di te. E Pietro, illuminato dallo Spirito, ti ha confessato Cristo, il Figlio del Dio vivente. Anche noi, nella notte del dubbio, ti cerchiamo. Resta con noi nel deserto.
Contemplatio
Il silenzio che viene imposto dopo la confessione si fa per me il luogo della verità. La parola Cristo, pronunciata prima della croce, risuona in me come l’anticipo della Tua gloria, rivelandomi al contempo che si vince attraverso la morte.
Confessare Cristo significa riconoscerlo come il Crocifisso, quale via di ogni discepolo e discepola.