Alla luce delle esternazioni verbali dure del Presidente Trump rivolte ieri a Papa Leone XIV, che ha risposto con un atteggiamento di fermezza e privo di prevaricazioni, invitando tutti con parole evangeliche ad essere costruttori di pace, non possiamo dimenticare anche l’inizio del pontificato di Giovanni Paolo II e le tensioni con il governo Polacco. La storia nuovamente si ripete tra due Pontefici ed i governi della propria terra.

Giovanni Paolo II e la sfida al regime comunista

San Giovanni Paolo II, appena eletto Pontefice, non fu mai attaccato fisicamente dal presidente della Polonia, ma il rapporto tra il regime comunista polacco non fu dei migliori. I rapporti con il generale Wojciech Jaruzelski, Presidente del Consiglio, poi Presidente del Consiglio di Stato e anche primo segretario del partito comunista, furono molto tesi.

Ma Giovanni Paolo II, con la preghiera e la voce del Vangelo, dinanzi alle divisioni del tempo, fu la “chiave” risolutiva per la caduta del comunismo nella sua terra e non solo, sostenendo il sindacato Solidarność, composto da operai e intellettuali, circa diecimila iscritti, nella lotta non violenta per la democrazia. Una vera e propria forza sociale e politica pacifica di opposizione al regime comunista.

La legge marziale e il coraggio della fede

Non possiamo dimenticare il disappunto di Papa Wojtyla per la legge marziale imposta dal generale Jaruzelski, quando il 20 dicembre 1981 invitò tutti a pregare per la terra Polacca. Nel contesto di alta tensione e di contrasto, il Pontefice ha sempre ravvivato la fede della sua gente, risvegliando le coscienze, trasmettendo coraggio dinanzi alle avversità del regime.

L’incontro con Jaruzelski e la caduta dei muri

Nonostante le evidenti tensioni, nel viaggio apostolico in Polonia nel mese di giugno del 1983, non esitò a incontrare il generale Jaruzelski. Un incontro sicuramente teso, ma non privo di volontà di cambiare in bene ogni ostacolo, riscoprendo la centralità della persona e il bene comune.

La sua fermezza, la sua mitezza, il suo amore di pastore portarono presto frutti di cambiamento nella caduta del comunismo in Europa orientale, difendendo i diritti umani e la libertà religiosa. Speriamo che la storia possa ancora una volta ripetersi anche con Papa Leone XIV, guardando con un orizzonte di speranza verso una “pace disarmata e disarmante”.

Giovanni Scarpino

fonte: Gazzetta del Sud