Giovedì 1 ottobre 2026
Santa Teresa di Gesù Bambino, vergine e dottore della Chiesa
Fa’ risplendere nei nostri cuori, o Signore amante degli uomini, la pura luce della tua divina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente per comprendere l’insegnamento del tuo Vangelo.
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Lectio
Il testo della liturgia della Parola di oggi appartiene alla salita di Gesù verso Gerusalemme, che Luca apre nel capitolo 9. All’inizio del capitolo 10, dopo aver mandato i Dodici, «il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé» (Lc 10,1).
I Dodici furono scelti in rapporto alle dodici tribù d’Israele, e questi settantadue sono ordinati secondo il numero delle nazioni straniere. Il numero è ricorrente, si scorge quando Mosè scelse settanta uomini sui quali Dio effuse il suo Spirito, e quando Israele giunse a Elim e trovò dodici fonti d’acqua e settanta palme (Num 33,9). Le dodici fonti sono gli apostoli, mentre ora le settanta palme sono quelle che Cristo raduna. Sono inviati a due a due; ricordiamo che due sono i comandamenti della carità, l’amore di Dio e l’amore del prossimo, perché l’esercizio della carità ha bisogno della relazione.
Mi soffermo sulle parole di Gesù: «Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi» (Lc 10,3). I lupi divorano gli agnelli, e il buon Pastore veglia sul suo gregge. I discepoli sono mandati per fare scendere la grazia, mentre la vigilanza del Pastore impedisce ai lupi di assalire gli agnelli. Isaia aveva cantato: «Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà» (Is 11,6). Il lupo si fa dunque agnello. È un annuncio di vittoria, perché i discepoli di Cristo, circondati dai nemici come agnelli tra i lupi, li avrebbero convertiti.
Un altro elemento che mi fa riflettere è il dono della pace. «In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa!» (Lc 10,5). Il termine greco è (eirene), la pace, ossia la madre di ogni bene. Il discepolo offre la pace come dono della presenza di Dio; per questo nella Genesi si dice: «Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (12,3).
Meditatio e scrutatio
C’è un detto nei Proverbi che la versione greca dei Settanta ci ha tramandato: «Un fratello aiutato da un fratello è come una città fortificata» (Pr 18,19 LXX). L’invio a due a due riflette quella comunione necessaria all’annuncio. Se due sono pari nei doni, nessuno dei due deve lasciare che l’amore per la propria opinione prevalga. La concordia è una forma reciproca di rinuncia, più grande di qualsiasi accordo tra pari, come il deporre la propria volontà ai piedi del fratello. Senza imparare a perdere se stessi accanto a un altro, non si può portare l’annuncio di Cristo al mondo. Il Signore impose ai discepoli il distacco dalle cose, perché nessuno potesse sospettare che le lusinghe del mondo potessero contare più del loro messaggio.
Mi chiedo, nella mia solitudine abitata, quante volte ho ceduto alle seduzioni delle facili scorciatoie nella preghiera? Nell’incontro assiduo con Dio meditando la sua Parola?
Oratio
A te ricorro nella mia notte, e non trovo parole.
Se mi mandi tra i lupi, donami la mitezza dell’agnello, perché non diventi lupo tra i fratelli e le sorelle, e la mia lingua non ferisca nessuno mentre annuncia l’arrivo del tuo Regno.
Contemplatio
Ci sono due volontà contrarie in me. Una vuole una cosa, l’altra la rifiuta, e nessuna delle due vince. Io sono una sola e spesso divisa nello spirito.
Questa mia lacerazione resiste a ogni sforzo di porvi fine. Forse le due nature del lupo e dell’agnello convivono in me. La pace sopraggiunge quando cesso di pretendere che scompaiano, perché il Signore farà giacere nella concordia entrambi.