“Imparate i nomi della vostra gente”, “fate spazio a tutti” e “amate i vostri sacerdoti”. Sono i tre imperativi che Papa #LeoneXIV consegna ai Vescovi di recente ordinazione e giunti a Roma da tutto il mondo per partecipare al corso di formazione, promosso dai Dicasteroli per l’Evangelizzazione e dei Vescovi, sul tema: “Vescovi, servitori della comunione nella Chiesa e nel mondo di oggi”.

“Il vescovo – spiega il Pontefice incontrando i presuli nell’Aula nuova del Sinodo, in Vaticano – è un uomo che impara ogni giorno di più ad amare il suo popolo: a conoscere le gioie e i dolori della sua gente, a condividerne i sogni, a rallegrarsi nel vedere crescere le comunità”. Da qui il primo imperativo: “Imparate i loro nomi, ascoltate le loro storie, entrate, quando potete, nelle loro case, pregate con loro. Specialmente nelle giovani Chiese, tante volte la presenza del vescovo dice moltissimo, prima ancora delle sue parole. Una visita, una benedizione, il tempo dato a un sacerdote, l’ascolto di una famiglia, il dialogo con un giovane: sono piccoli gesti, ma possono rimanere nell’animo di una persona per tutta la vita”.

Un Vescovo, aggiunge il Santo Padre, deve “avere un animo grande, abbastanza grande da fare spazio a tutti, portando in sé i propri figli e presentandoli ogni giorno al Signore nella preghiera”. La sollecitudine pastorale, propria del Vescovo, rimarca il Papa, “non significa semplicemente avere molte responsabilità. È qualcosa di più profondo: è portare il proprio popolo nel cuore. San Paolo chiamava suo assillo quotidiano la preoccupazione per tutte le Chiese. Così la Chiesa alla quale siete stati inviati diventa sempre più parte della vostra vita, quasi parte di voi stessi”. La vicinanza “è uno dei tratti di Dio con il suo popolo”, come ricordava Papa Francesco: “Che la gente possa sentire, attraverso la nostra presenza, qualcosa della tenerezza e della paternità di Dio”.

Quindi, il terzo imperativo: “Amate i vostri sacerdoti”. “Trovino in ognuno di voi un padre e un fratello”, l’invito di Leone XIV: “Ascoltateli, incoraggiateli, pregate per loro, gioite del bene che fanno e accompagnateli con fiducia nel loro ministero. Abbiate un’attenzione particolare per quelli anziani e ammalati. Fate sentire loro che sono preziosi, che la Chiesa è loro grata e che il Vescovo non li dimentica. A volte basta una telefonata, una visita, una parola affettuosa da parte vostra”.

Infine, una raccomandazione: “Conservare un cuore missionario”, aperto a tutti: non soltanto a coloro che frequentano le nostre parrocchie, ma anche ai cristiani di altre confessioni, ai credenti di altre religioni, alle persone che non professano una fede, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Tutti ascolta e rispetta, a tutti si fa vicino e sa riconoscere il bene presente nel cuore di ogni persona. Camminiamo con il nostro popolo: preghiamo con loro, ascoltiamo con loro la Parola, celebriamo con loro l’Eucaristia”.