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Venerdì 4 settembre 2026

San Mosè profeta

A cura di Fiamma dello Spirito

Fa’ risplendere in noi, o Signore amante degli uomini, la pura luce della tua divina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente per comprendere l’insegnamento del tuo Vangelo.

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📖 Lectio

Il racconto del Vangelo di oggi si svolge all’indomani della vocazione di Levi e del banchetto nella sua abitazione. I farisei e i loro scribi vedono sprizzare la letizia dai discepoli e formulano una domanda che nasconde, nemmeno tanto velatamente, un’accusa. Il loro dubbio nasce dal confronto con le pratiche ascetiche delle correnti giudaiche coeve. Il Battista aveva educato i propri seguaci a una severa penitenza. Le confraternite farisaiche moltiplicavano invece a dismisura i digiuni oltre le prescrizioni mosaiche. La condotta dei discepoli di Gesù appariva in questo modo scandalosa, poiché manifestava un atteggiamento non consono.

Gesù traspone il discorso dal piano giuridico a quello nuziale. L’immagine dello sposo (nymphios) appartiene alla tradizione profetica che vedeva l’alleanza tra Dio e Israele come un matrimonio. Osea aveva annunciato il fidanzamento eterno nella giustizia e nella misericordia. Isaia aveva proclamato la gioia dello sposo per la sposa. Gesù applica a sé questa immagine, dichiarando che la sua presenza inaugura un tempo di gioia escatologica. La Chiesa primitiva aveva compreso che durante il ministero terreno del Figlio di Dio i Dodici avevano assistito a un’anticipazione del banchetto celeste. L’assenza materiale dello sposo, dopo l’ascensione, ha aperto il tempo dell’attesa vigilante, così il digiuno ha riacquistano la sua funzione di anelito d’infinito per il ritorno glorioso.

La parabola dell’abito e degli otri addita l’impossibilità di conciliare le osservanze giudaiche con la grazia dello Spirito Santo. La toppa nuova (epiblēma kainon) adombra la giustizia che la fede in Cristo elargisce. Nessun accomodamento può innestare questa novità sulle strutture della legge mosaica. La sutura si mostrerebbe inutile, per di più avrebbe lacerato sia il tessuto recente sia la veste logora. Gli otri vecchi (askoi palaioi) simboleggiano le istituzioni religiose prive di quella novità elastica e adattabile che solo lo Spirito ha saputo donare. Il vino nuovo (oinos neos), ossia il mosto fermentato, annuncia come agisce lo Spirito Santo, che preme contro le pareti del contenitore, perché nulla saprà mai trattenerlo, se non per grazia ricevuta.

🏔️ Meditatio e scrutatio

Vedo negli otri le anime dei fedeli, rese capaci di accogliere il mistero pasquale mediante la rigenerazione battesimale. Il vino nuovo è la novità del martirio e della verginità, delle realtà che erano sconosciute al giudaismo. L’abitudine al vino vecchio ha il potere di smorzare il gusto per la Verità. Il bevitore assuefatto ritiene buono ciò che è semplicemente gradevole per abitudine, scambiando la consuetudine per qualcosa di eccellente.

La memoria liturgica del profeta Mosè arricchisce la mia meditazione, perché questi ricevette la Torah sulle tavole di pietra. Tuttavia, il popolo durante la sua assenza eresse il vitello d’oro. La durezza della cervice, (sklērokardia) “ostinazione dell’intelletto”, impedì la piena adesione all’alleanza. La (metanoia) “conversione integrale”, segna il passaggio dalla morte alla vita in Dio.

La fedeltà al deposito della nostra fede esige dunque la disponibilità a rinnovare i nostri contenitori per ospitare il vino nuovo. La vera sapienza consiste nel discernere, mediante la (diakrisis) “retta valutazione”, ciò che appartiene allo Spirito da ciò che proviene dall’inerzia umana.

Mi chiedo allora, quando partecipo alla liturgia, la letizia dello Sposo mi accompagna nelle ore successive, oppure si dissolve?

Cerco ancora il mosto recente dello Spirito, o mi accontento del vino vecchio delle abitudini, che non chiede conversione?

🙏 Oratio

O Cristo, sposo della Chiesa, che hai mutato l’acqua delle abluzioni nel vino delle nozze di Cana, concedi alla tua serva di indossare l’abito nuziale della santità. Purifica le mie intenzioni da ogni attaccamento alle abitudini.

🪔 Contemplatio

La mia anima si acquieta dinanzi alla visione degli otri rinnovati. I recipienti di pelle animale divengono vasi d’argilla plasmati dal vasaio celeste. Il vino nuovo della grazia fermenta senza lacerare le mie fibre che tentano di accoglierlo. La legge e i profeti convergono nella pienezza del vino nuovo. L’anima fedele gusta la soavità del convito eterno, nel quale la gioia conosce lo splendore della gloria.

Di lectiodivina

Fiamma dello Spirito è custodire il monastero nel cuore, nel silenzio e nella vigilanza di sé. È una cella portatile dove pregare come moderni esicasti. Ogni gesto e parola rivelano la presenza di Dio che ci guida, converte e trasfigura.