Mercoledì 26 agosto 2026, San Melchisedek, re di Salem e sacerdote
A cura di Fiamma dello Spirito
Fa’ risplendere nei nostri cuori, o Signore amante degli uomini, la pura luce della tua divina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente per comprendere l’insegnamento del tuo Vangelo.
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Lectio
Il Salmo 110 proclama Melchisedek sacerdote per sempre, quale figura di un sacerdozio che non si esaurisce nel tempo. Il Vangelo di oggi mette a nudo la falsa pietà dei farisei, dei sacerdoti che amministrano il culto e portano dentro di loro invece un cimitero. Ieri l’ipocrisia veniva mostrata attraverso le decime e la cruna del cammello.
Oggi il vocabolo greco “koniaō” indica l’imbiancatura a calce di questa ipocrisia. Ogni anno i sepolcri venivano dipinti di bianco affinché fossero visibili da lontano, ma accostarsi li rendeva impuri. Gesù usa questo gesto rituale per dirci che l’esterno di noi stessi può presentarsi bello, ma l’interno è colmo di marciume. Non accusa dunque i farisei di ignorare la Legge, ma di essersi arrestati alla superficie. L’ipocrita fa un passo ulteriore rispetto al peccatore comune, perché usa la religione come strumento per accrescere la sua reputazione.
Scribi e farisei costruiscono monumenti ai profeti e affermano che, se fossero vissuti ai tempi dei padri, non avrebbero versato del sangue innocente. Gesù uccide questa pretesa. I profeti morti non disturbano, la loro memoria può essere celebrata senza alcun rischio. Sono invece i vivi a fare problema.
Nella frase «colmate la misura dei vostri padri» vi è una profezia velata di ironia, i padri avevano ucciso i servi, i figli uccideranno il Figlio. Per cui onorare i martiri di ieri e perseguitare i testimoni di oggi è una forma raffinata di omicidio.
La tradizione filocalica ci ricorda che l’ascesi può diventare calce. Digiuni e veglie rischiano di mascherare un spirito che in realtà è già morto. La nepsis-sobrietà serve a vigilare proprio su questo confine, ossia sul momento in cui la pratica religiosa smette di essere espressione di comunione e inizia a produrre l’orgoglio. La purezza di cui parla il Signore comincia dall’interno, da quella consapevolezza che non teme di guardare gli spettri che nascondiamo.
Meditatio e scrutatio
Melchisedek benedice Abramo e si ritrae, non ha bisogno di visibilità. La sua figura indica un sacerdozio che trova compimento in Cristo, il quale non ha tomba che possa trattenerlo. Il cristiano autentico non decora inutilmente sepolcri, ma apre la propria tomba interiore e lascia che il Signore vi entri con la sua vita.
Mi chiedo allora se la mia fede assomiglia a un sepolcro imbiancato. Costruisco monumenti ai profeti e chiudo le orecchie ai profeti che oggi mi correggono?
Oratio
Signore Gesù, Tu che hai messo in luce la calce dei farisei, fa” che anch’io pulisca l’interno. Annulla il mio bisogno di apparire giusta davanti agli altri. Rendimi sacerdote della mia esistenza, come Melchisedek, che fu in grado di benedire senza possedere e di servire senza mettersi in mostra.
Contemplatio
Melchisedek benedice nel deserto, e la sua benedizione permane ancora oggi, feconda e discreta. La vera benedizione è la vita donata, purezza che si mostra dal fondo e sale in superficie grazie alla mondatura della Tua Parola. Resto in questa verità, perché il Signore guarda al mio sepolcro, e nel suo sguardo avviene la mia risurrezione.