Martedì 18 agosto 2026, Sant’Agapito, martire
A cura di Fiamma dello Spirito
Vieni, Spirito Santo, luce dell’intelletto e fuoco che riscalda l’esistenza. Apri le orecchie all’ascolto della Parola, sciogli la lingua per la lode e donami di riconoscere il Redentore in ogni pagina del Vangelo.
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Lectio
Il Vangelo di ieri ci ha lasciati sulla soglia del Paradiso con la parabola del giovane ricco che se ne andava triste. Oggi la liturgia ci propone il seguito di quel dialogo. La pericope è la narrazione di ciò che accade lungo il cammino verso Gerusalemme, prima dell’annuncio della passione. Gesù si volge ai discepoli rivelando loro il rapporto che intercorre tra la ricchezza terrena e quella che troveranno nel Regno.
Il Signore dichiara che difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Usa un’immagine iperbolica, quella del cammello e della cruna di un ago, per indicare che la salvezza non è una conquista umana. I discepoli sono sconvolti, perché nella loro cultura la ricchezza era un segno di benedizione…anche solamente a riferirsi a Giobbe. Gesù li guarda e risponde perentoriamente che la salvezza appartiene a Dio, perché agli esseri umani è impossibile.
Pietro prende la parola per sottolineare la sua ingratitudine. Ricorda a Gesù che loro hanno lasciato tutto e chiedono subito la ricompensa. Il Signore promette ai Dodici di partecipare al giudizio sulle tribù d’Israele nella palingenesia. Questo termine merita attenzione. Deriva da palin, di nuovo, e genesis, nascita, e indica una nascita rinnovata dell’intera creazione. Nella tradizione orientale la palingenesia è il compimento escatologico, il rinnovamento del cosmo voluto da Dio alla fine dei tempi. Il profeta Isaia annunciava cieli nuovi e terra nuova, e Gesù riprende questa promessa legandola alla sua gloria. Si tratta dell’ingresso della condizione definitiva di comunione con Dio. La promessa fatta ai discepoli supera ogni compenso terreno, perché li rende partecipi di questa opera finale.
Gesù allarga la promessa a ogni credente che avrà lasciato ogni bene e affetto, perché riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.
Il dialogo si conclude con un’affermazione celebre, che però è necessario chiarire. Gesù dice, in greco, “polloi”, molti, ma non tutti. Molti dei primi saranno ultimi, e molti degli ultimi saranno primi. Il rovesciamento delle posizioni non avviene in modo così automatico. La libertà umana può accogliere o rifiutare la logica del Regno. Molti, non tutti, perché la grazia rispetta la libertà.
In questo rovesciamento vi è l’azione della grazia che capovolge le gerarchie mondane. La vera grandezza nel Regno è la povertà volontaria. La tradizione monastica ha sempre letto in questa pagina la chiamata a lasciare le false sicurezze per entrare nella comunione con Cristo.
Meditatio e scrutatio
La domanda di Pietro manifesta l’ingratitudine nascosta dei discepoli. Hanno lasciato tutto e attendono una ricompensa. La loro sequela è ancora segnata dal dubbio. Quante volte anche noi serviamo Dio aspettandoci qualcosa in cambio. La promessa di Gesù è invece gratuita, e la ricompensa è già presente nella comunione con Lui.
Mi chiedo se quando prego, cerco ancora delle assicurazioni. Accetto che il primato nel Regno non dipenda dalle mie opere? L’idea che molti dei primi finiranno ultimi mi inquieta oppure mi apre alla speranza?
Oratio
Cristo Gesù, Tu che hai promesso cento volte tanto a quanti lasciano tutto per te, insegnami a non ridurre la fede a un calcolo di interessi. Concedimi di riconoscere la mia povertà e di desiderare la vera libertà. Sostieni la mia fiducia quando la tua Parola esige molto, e ricordami che la vita eterna è solo opera Tua.
Contemplatio
I discepoli ascoltano le parole di Gesù, e il loro stupore è ancora visibile. Il giovane ricco se ne era andato, la porta del Regno resta sempre aperta. La palingenesia promette una creazione nuova, scorgo la magnificenza della promessa di Gesù. L’idea che molti dei primi diventeranno ultimi mi fa esultare, perché la grazia di Dio è certamente di più.