Lunedì 10 agosto 2026, San Lorenzo, diacono e martire
A cura di Fiamma dello Spirito
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Lectio
San Lorenzo, diacono della Chiesa di Roma, sparse il suo sangue pochi giorni dopo il vescovo Sisto. Disteso sulla graticola rovente, ebbe la forza di avvertire i carnefici che da un lato era già pronto e che potevano girarlo dall’altro. La liturgia di oggi ci consegna un piccolo scrigno per celebrare questo santo martire scegliendo la pericope del chicco di grano.
Gesù attinge a piene mani da una scena agreste che chiunque in Galilea avrebbe potuto riconoscere. Il chicco di grano, gettato sul terreno, scompare, si trasforma grazie alla potenza della vita iniziando a germinare. Se resta intatto nel terreno, rimane sterile. Il termine greco che ne racconta la sorte è apothnḗskō (morire), il medesimo impiegato per la crocifissione di Gesù. Ma il senso non si arresta nel transito, perché l’energia vitale del chicco è capace di produrre la messe. I Padri della Chiesa vi scorgono il sepolcro, ossia il solco in cui il corpo del Signore viene calato, e proprio da quel luogo prorompe la nuova esistenza.
Subito dopo l’analogia, si volge al legame dell’uomo con la propria psyché, l’identità irripetibile. Quell’amare la propria vita, viene reso con philéō, ossia l’aderire con attaccamento possessivo all’esistenza; ciò equivale a difenderla, sottrarla a ogni pericolo. Chi s’impegna in ciò però rischia di smarrirla. Più ci si sforza di preservarla, più la si logora. Mentre chi la prende in avversione (miséō, la odia), prende le distanze con fermezza e la cede senza risparmiarsi. A questi gesti riserva la sua protezione nel Regno. Il greco usa un verbo pregno di significati spirituali, “phylássō”, che indica il vegliare e il preservare.
La terza sezione della pericope tratteggia la figura di colui che presta servizio. Tre aspetti del servizio si presentano l’uno dopo l’altro. Il primo è la sequela, perché chi serve cammina dietro (akolouthéō, procedere sulle tracce di un altro). Il secondo aspetto è la condivisione dello spazio: il servo dimora là dove sta il Maestro, ne abbraccia la sorte. Il terzo aspetto è l’onore che promana dal Padre (timáō, stimare, attribuire peso), questo lo concede Dio stesso, attestando che il servizio offerto al Figlio possiede un peso che non tramonta mai.
Meditatio e scrutatio
Mi soffermo su tre verbi – amare, perdere, vegliare – che sono parte di un’unica sinfonia che soltanto l’affidamento a Dio sa eseguire. Avere cara la propria vita, nella logica del Vangelo, implica cederla e lasciarla andare nelle mani di Dio. Gli antichi anacoreti del deserto egiziano chiamavano questa strada apátheia, padronanza sulle passioni cattive.
Allora sento l’urgenza di chiedermi se accetto davvero di diventare un chicco che perde la sua vita? Quali comfort mi trattengono? Ho di mira la vita al punto tale da spenderla, o la trattengo per l’angoscia di perderla? Il mio prestare servizio ai fratelli e alle sorelle è autentica sequela o risponde alla mia attesa di riconoscimenti?
Oratio
Signore Gesù, concedimi di camminare nella terra che tu hai percorso. Allontanami dall’angoscia che isola e dall’indugio che pospone la tua sequela. Fa’ che impari a lasciare quanto non serve e a preservare con cura soltanto ciò che mi doni.
Contemplatio
Il chicco è sparito nella terra. Sotto la zolla non si distingue più. Sembra la fine, e invece è l’inizio. Rimango a contemplare questa visione. Il solco è lo spazio in cui la vita fiorisce proprio mentre viene affidata a Dio.