Giovedì 23 luglio 2026
Santa Brigida di Svezia, religiosa, patrona d’Europa
A cura di Fiamma dello Spirito
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Vieni, Spirito Santo, luce dell’intelletto e fuoco che riscalda il petto. Apri le orecchie all’ascolto della Parola, sciogli la lingua per la lode e donami di riconoscere il Signore in ogni pagina del Vangelo.
Lectio
Oggi la Chiesa ricorda Santa Brigida di Svezia, patrona d’Europa, e la liturgia ci porge l’immagine della vite e dei tralci, una pagina nella quale la gloria del Padre si rende visibile quando i discepoli portano grappoli abbondanti e diventano veri discepoli del Figlio.
Gesù parla ai suoi nelle ore che precedono la Passione. Siamo all’interno dei discorsi di addio, un tempo denso nel quale ogni parola è l’eredità di Dio. Il Signore, dice di essere la vite, quella autentica! L’aggettivo alēthinós/vero distingue questa vite da ogni altra pianta che promette vita senza poterla dare. Il Padre è l’agricoltore, figura che evoca la cura paziente di chi conosce il terreno e sa quando intervenire. I tralci che non portano uva vengono tagliati, e quelli che portano uva vengono potati, ossia purificati, perché ne portino di più. Il verbo greco condivide la radice con il termine purificazione, e il testo gioca su questa assonanza quando aggiunge: «Voi siete già puri, katharoí, a causa della parola che vi ho annunciato». La Parola di Gesù ha realizzato la catarsi nei discepoli, e adesso occorre rimanere. Il verbo ménein (rimanere, dimorare) compare dieci volte in questo brano, ed è il perno attorno a cui ruota tutto. Il tralcio non può portare uva da sé stesso se non rimane nella vite, e così i discepoli non possono nulla senza il Signore. L’immagine è domestica, immediata. Gesù avverte che il tralcio gettato via secca, viene raccolto, gettato nel fuoco e bruciato. La sequenza dei verbi – seccare, raccogliere, gettare, bruciare – descrive una perdita progressiva e inarrestabile.
L’ultimo versetto ci rivela le intenzioni di tutto il discorso: «In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molta uva e diventiate miei discepoli». Il verbo doxázetai (è glorificato) indica la manifestazione della presenza di Dio. La gloria del Padre si rende visibile quando i discepoli restano uniti al Figlio, portano frutto e diventano pienamente discepoli. L’uva è la vita stessa di Cristo che scorre nei tralci e si fa visibile al mondo.
Meditatio e scrutatio
Chi ha potato un albero sa che subito dopo il taglio le foglie mantengono il colore, perché l’umidità residua ancora le nutre, poi sopraggiunge l’inaridimento e la vita se ne va. Il tralcio separato dalla vite illude per un breve tratto, simula vitalità, ma è già morto. La stessa illusione tocca la nostra vita spirituale. Possiamo voltare le spalle a Cristo e conservare per qualche tempo un’apparenza di vigore, una religiosità esteriore, un’abitudine alla preghiera che sembra reggere. Poi ogni cosa si secca. Il distacco dalla vite non produce sempre un crollo immediato; il più delle volte genera un lento spegnersi. Se ci siamo recisi con il peccato, possiamo essere reinnestati. Non esiste tralcio troppo secco per poter essere reinnestato, non esiste distacco che la grazia possa ricucire. L’agricoltore pota i rami che portano uva perché ne portino di più, e la potatura appare crudele, sembra un colpo che uccide, invece prepara una fioritura maggiore. Cristo stesso, la vite vera, viene potato nella Passione, tagliato fino alla radice, e da quel taglio sgorga la Risurrezione, una pienezza di vita che nessuno poteva immaginare. Le potature della nostra esistenza – i fallimenti, le perdite, le malattie, le oscurità dello spirito – sono spesso l’intervento del Padre che prepara un raccolto più abbondante. Da ultimo, la gloria di Dio è che portiamo uva e diventiamo discepoli. La gloria divina si manifesta in tralci che restano uniti alla vite e producono grappoli.
Oratio
Signore Gesù, Tu che sei la vite vera dalla quale ogni tralcio riceve linfa, Tu che mi hai purificato con la tua Parola e continui a potarmi con mani che sanno essere dolci anche quando tagliano. Reinnestami ogni volta che il peccato mi recide. Attirami a Te come il tralcio che torna alla vite. Aiutami a riconoscere la tua gloria nel grappolo umile di una vita che resta unita a te e diventa, giorno dopo giorno, discepolato fedele.
Contemplatio
La vite è lì, piantata nel terreno del Padre. I tralci si allungano lungo il filare, alcuni carichi di grappoli, altri potati fino a sembrare morti. La linfa scorre invisibile dentro il legno, nessuno la vede, eppure tutto vive. Resto così, unita al ceppo, senza pretendere di capire ogni passaggio della potatura. La Parola del Signore mi ha già purificato, ora mi chiede di rimanere. In questo semplice restare la gloria del Padre si posa come luce del mattino su un vigneto.