XII DOMENICA – Matteo 10, 26-33:

“Non abbiate paura degli uomini, perché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”.

Perché temere ciò che non possiede il potere di nascondersi?
La verità delle creature umane non corrisponde alla loro apparenza, e tantomeno alle loro pretese di potere e di forza: essa sarà visibile quando verrà meno tutto ciò che la ricopre e l’avvolge come una maschera inutile…

“Quello che io vi dico nelle tenebre, voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio, annunciatelo dalle terrazze”.

Gesù insegna che la sua parola, trasmessa nell’ombra del segreto del cuore, desidera che noi la portiamo alla luce, condividendo il dono ricevuto da lui con coloro che l’attendono, spesso anche senza saperlo…

“Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima…”.

La vita del nostro corpo ha un limite temporale e, nella debolezza che le è propria, si trova spesso esposta alla violenza umana, come ci insegna la storia, antica e presente – ma l’anima vive per sempre.

“…Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!”

Malgrado la sua fragilità, il corpo di ogni uomo è sempre nello sguardo di Dio, che non dimentica nessuna delle sue creature, per quanto piccola sia, come i passeri…

“Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli “.

Riconoscere il Signore davanti agli uomini, oggi come nel tempo della sua vita terrena, non dipende da dichiarazioni pubbliche, ma è l’opera della vita di chi lo ha accolto, i discepoli del suo e del nostro tempo.

Attraverso il vissuto dei suoi testimoni egli si rende presente nel mondo, realizzando nella nostra storia l’immagine di colui che, fin dal principio, l’ha impressa in noi, ed è venuto per portarla a compimento con il dono della sua vita…

Nella misura in cui, riconoscendolo, lo accogliamo, egli opererà in noi la nostra somiglianza con lui, e saremo riconosciuti e accolti nel cuore e nello sguardo del Padre che lo ha inviato per condurci a sé, sorgente della vita che non muore…

Eremo dell’Unità di Gerace