V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Matteo 5, 13-16:
“Voi siete il sale della terra, ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?”
Il sale dà sapore al cibo, e deve dunque essere in sé stesso quel sapore, per poterlo trasmettere…
Secondo il linguaggio biblico, il termine ‘sapore’ esprime il senso di ciò che viviamo e in cui crediamo – tanto che si potrebbe osare affermare che la sapienza stessa può essere definita come ‘sapore di Dio’: quel gusto che egli imprime nella vita umana come segno della sua stessa presenza.
Se dunque quel sale che siamo chiamati ad essere perde il sapore, è come se venisse meno la nostra identità di testimoni del ‘sapore di Dio’ che è in ogni creatura e che siamo chiamati a trasmettere…
“Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa”.
La luce, come il ‘sapore’ della presenza di Dio, non è un tesoro privato, ma il frutto della nostra comunione con la sua sorgente stessa, che chiede di potersi espandere attraverso la piccolezza umana per illuminare il cuore e la mente e diradare le ombre che ci circondano.
La nostra casa è il mondo in cui viviamo, che ha bisogno di vedere il riflesso di una luce la cui sorgente si affida a noi…
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”.
Le opere umane sono buone non tanto secondo i nostri criteri, e soprattutto non secondo i nostri meriti, ma nella misura in cui sono trasparenti a quella presenza che è la gloria di Dio, umile nel suo manifestarsi attraverso la piccolezza delle capacità umane…
Eremo Unità di Gerace