SECONDA DOMENICA DOPO NATALE, (Giovanni 1,1-18)
Giovanni 1:
“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”.
‘Principio’ non è da intendere tanto come inizio temporale, ma come il fondamento di tutto ciò che esiste e da cui tutto proviene.
Il Verbo è nel fondamento ed è il fondamento, perché è la Parola da cui scaturisce la vita, come è scritto:
” E Dio disse: Sia la luce! E la luce fu…” (Genesi 1, 3 ).
La Parola nasce da Dio dando vita a tutto ciò che vive.
“Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste”.
“Il lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”.
La Parola esprime e trasmette la vita stessa di Dio, e contiene la luce che illumina le creature umane – noi non la vediamo con i sensi né con la ragione: perché si rivela nella fede come la presenza stessa di quella luce che è lo sguardo di Dio nella nostra vita.
” La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta”.
La luce attraversa le tenebre del mondo ed è interna ad esse, aprendo così una via che nessuna forza umana può aprire, e che ci conduce verso l’orizzonte stesso della piena comunione in Dio che ne è la sorgente.
“Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
Il Verbo ha portato tutto di Dio nella realtà umana, assumendo la nostra umanità come parte inseparabile da sé.
Nel Verbo, Dio si è unito a noi nella gratuità senza limiti del suo amore.
“Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre è lui che lo ha rivelato”.
È il Verbo incarnato, il Figlio di Dio, che ci rivela l’inconoscibile sorgente di ogni vita, conducendoci ad essa attraverso sé stesso.
“Chi vede me, vede il Padre”. (Giovanni 14, 9)
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