XXVII DOMENICA
“Accresci in noi la fede!” (Luca 17, 5-10)
“Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso:’ Sradicati e vai a piantarti nel mare, ed esso vi obbedirebbe.”
La richiesta dei discepoli a Gesù non ci stupisce molto – perché siamo abituali a chiedere al Signore che faccia lui quello che spetta a noi…
Ma la fede non è una quantità – di devozioni, abitudini, di riti – ma una qualità di vita e di esperienza, e spetta a noi che ciò accada, a noi che siamo il terreno in cui è seminato il minuscolo seme di senape…
Si vede che esso cresce e si sviluppa quando produce quel frutto che è la novità che cambia e trasforma la vita, come quel gelso che si lascia sradicare dalla terra, per andare a piantarsi nell’immensità del mare…
Gesù descrive poi la condizione del servo, alle cui mani il padrone affida ogni cosa: non solo i campi e il pascolo, ma anche la cura della casa – e tutto questo senza la necessità che il padrone si dimostri grato verso di lui.
È questa forse un’ingiustizia a cui ribellarsi?
Ma qui il padrone non rappresenta le nostre realtà sociali, ma Dio stesso – e il servo siamo noi, a cui egli affida tutto il creato, che è opera sua , affidandogli, nella sua stessa casa, la mensa su cui egli si offre, che è la chiesa…
” Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite:’Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.”
Siamo servi che gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente operiamo, per divenire anche noi parte di quella mensa…
Eremo dell’Unità di Gerace