XX DOMENICA (Lc 12, 49-53)
” Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!”
Gesù parla spesso ai suoi discepoli della sua missione – e pur sapendo che essi non possono comprendere ancora il senso delle sue parole, sa di doverle consegnare loro come un tesoro nascosto che riconosceranno nel tempo…
Che cosa intende ora, dicendo di essere venuto a gettare fuoco sulla terra? Potrebbe essere inteso come l’annuncio di un giudizio, e apparire dunque anche minaccioso – ma credo che altro sia il senso delle sue parole.
Il fuoco dell’Amore di Dio, che si manifesterà nella Pentecoste, non è distruttivo, ma rivelativo: è la manifestazione della presenza di Dio nella storia, come la fiamma del Roveto Ardente, ed è la sorgente della luce che attraversa le nostre oscurità e ci permette di vedere chi e dove siamo, e verso quale meta siamo in cammino – anche se spesso non ne siamo consapevoli…
“Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione…”
Come è possibile che Gesù porti la divisione?
Eppure è proprio ciò che accade per la presenza di quel fuoco che egli è venuto a spargere sulla terra – e la cui luce ci chiama a discernere e a scegliere ciò che è buono e giusto…
Questo discernimento, alla luce della fiamma che è in mezzo a noi, può essere visto come una divisione all’interno delle relazioni umane – ma questa divisione non è opera di Dio: essa emerge da quella realtà della storia umana che non riconosce di essere abitata dalla presenza di un amore infinito, e si divide così in sé stessa, e seguendo altre orme, che ci allontanano dalla bellezza e dalla verità a cui siamo chiamati, genera divisione nel mondo, invece di essere piccoli segni di quella luce …
Eremo dell’Unità di Gerace