La polimialgia reumatica implica l’infiammazione del rivestimento delle articolazioni e causa dolore intenso e rigidità dei muscoli di collo, schiena, spalle e anche.
L’eziologia e la patogenesi della polimialgia reumatica sono sconosciute. L’ecografia e la RM suggeriscono la presenza di sinovite assiale e borsite di basso grado
La polimialgia reumatica è caratterizzata da dolore prossimale bilaterale alla spalla e ai muscoli del cingolo pelvico e della schiena (nella parte alta e bassa), e ai muscoli del collo. La rigidità mattutina è tipica e dura > 60 min. I sintomi a carico della spalla riflettono una borsite prossimale (p. es., sottodeltoidea, sotto-acromiale) e meno frequentemente una tenosinovite bicipitale o sinovite articolare. Il disagio può risvegliare i pazienti dal sonno ed è peggiore al mattino; talvolta è così grave da impedire ai pazienti di alzarsi dal letto e fare attività semplici. Il dolore può far sentire deboli i pazienti, ma una debolezza muscolare obiettivabile non è una caratteristica del disturbo.
Gli esami del sangue comprendono VES, proteina C-reattiva, emocromo con formula, livelli di ormone stimolante la tiroide (TSH), e della creatinchinasi (CK). In > 80% dei pazienti, la velocità di eritrosedimentazione (VES) è notevolmente elevata, spesso >100 mm/h, solitamente > 50 mm/h (metodo Westergren). Anche la proteina C-reattiva è elevata. L’elettromiografia, la biopsia e altri esami (p. es., fattore reumatoide) che tipicamente sono nella norma nella polimialgia reumatica, vengono talvolta effettuati per escludere altre sospette diagnosi cliniche.
I seguenti reperti distinguono la polimialgia reumatica da
Artrite reumatoide: nella polimialgia reumatica, una sinovite cronica delle piccole articolazioni, lesioni erosive o destruenti, noduli reumatoidi, e il fattore reumatoide sono assenti in circa l’80% dei pazienti (anche se una certa tumefazione articolare può essere presente). La diagnosi differenziale con l’artrite reumatoide può essere difficile nel restante 20%.
Miosite autoimmune: nella polimialgia reumatica, il dolore è predominante rispetto alla debolezza; i risultati dei livelli di enzimi muscolari, di elettromiografia e la biopsia muscolare sono nella norma.
Ipotiroidismo: nella polimialgia reumatica, i risultati dei test della funzione tiroidea e i livelli degli enzimi muscolari sono normali.
Mieloma multiplo: nella polimialgia reumatica non si riscontra una gammopatia monoclonale.
Fibromialgia: nella polimialgia reumatica, i sintomi sono più localizzati, la velocità di eritrosedimentazione (VES) è in genere elevata, ed è presente dolore sia alla palpazione che in movimento (attivo e passivo) delle spalle, anche quando il paziente è distratto.
Come terapia medica può essere usato Il prednisone alla dose iniziale compresa tra 15 e 20 mg per via orale 1 volta/die comporta un notevole miglioramento, spesso molto rapido (ore o giorni) e questa risposta alla terapia aiuta a supportare la diagnosi.
L’efficacia del trattamento è valutata attraverso i sintomi, la velocità di eritrosedimentazione (VES) e la proteina C-reattiva. Quando la sintomatologia scompare, i corticosteroidi vengono scalati fino alla minima dose clinicamente efficace, indipendentemente dalla VES. La proteina C-reattiva è più utile della velocità di eritrosedimentazione (VES) nel guidare la risposta al trattamento perché la velocità di eritrosedimentazione (VES) può essere persistentemente elevata nei pazienti anziani per altre situazioni. Alcuni pazienti sono in grado di sospendere di corticosteroidi in circa 2 anni, o anche prima senza recidive, mentre altri richiedono piccole dosi per anni. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sono raramente sufficienti.
Il sarilumab, un inibitore dell’IL-6, può essere utilizzato per i pazienti che hanno avuto una risposta inadeguata ai corticosteroidi o non tollerano una riduzione della dose
Il metotrexato è un’altra opzione per i pazienti che non tollerano una riduzione dei corticosteroidi senza una ricaduta, ma i dati sono limitati . Studi clinici con inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF) (infliximab e adalimumab) non hanno mostrato benefici.
Nei pazienti anziani, i medici devono tenere sotto controllo ed eventualmente curare le complicanze dell’uso di corticosteroidi (p. es., diabete, ipertensione). Ai pazienti che assumono prednisone per un lungo periodo deve essere somministrato bisfosfonato per prevenire l’osteoporosi.
Il trattamento riabilitativo si pone come obiettivo la riduzione del dolore, dell’edema, il miglioramento del ROM tramite specifici esercizi di rieducazione funzionale delle articolazioni lese anche per prevenire la perdita di massa muscolare e la rigidità articolare.
* Dott. Luigi Scalzo, Specialista in Fisiatria