XVII DOMENICA del T.O. (Gn 18,20-32; Lc 11, 1-13)
Le letture di questa domenica ci interrogano: che cos’è la preghiera?
Abramo, accompagnando la visita del Signore fino a Sodoma e Gomorra, lo prega di non punire quelle città, perché in esse possono esserci alcuni giusti che non meritano di essere puniti.
E forse proprio la loro presenza, per quanto esigua, può divenire tramite di salvezza…
Dio non distrugge nulla e nessuno di tutto ciò che esiste e che Egli ha creato: se vi è una distruzione – come accadrà poi a queste due città – essa è il frutto delle stesse azioni umane…
La preghiera di Abramo ci interpella: nel disordine della realtà che ci circonda, che cos’è la vera preghiera, se non una richiesta di misericordia?
“Signore, insegnaci a pregare!”
Così dice a Gesù uno dei discepoli – e questa è già preghiera pura…
Ed è così che il maestro ci consegna la preghiera per eccellenza: il Padre Nostro.
È la preghiera del Figlio che ci insegna ad essere figli a sua immagine: come Gesù compie per noi l’opera dell’Amore gratuito del Padre, così ci insegna ad essere non solo destinatari, ma anche portatori di ciò che riceviamo, per trasmetterlo ai fratelli – con quella gratuità del dono che riceviamo e apprendiamo dal dono della sua stessa vita, che è il respiro di Dio per noi…
” Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”.
Eremo dell’Unità di Gerace