Solennità di PENTECOSTE (At 2,1-11 – Gv 14)
La Pentecoste è una solennità dell’ebraismo nel 50° giorno dopo la Pasqua ebraica, per ricordare il dono della Torah che Dio consegnò a Mosè sul Sinai, e per ringraziarlo del frutto delle primizie della terra.
È dunque un segno di gratitudine: per la pienezza del dono della Parola che nutre lo spirito, e per il frutto del lavoro dei campi che nutre il corpo.
Quando accade ora questo evento imprevisto, anche se già annunciato, i discepoli sono riuniti, per questa memoria festiva, nella casa dell’ultima cena…
” Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”.
Quel vento è il soffio della Vita , il respiro stesso di Dio, e ci unisce a Lui come figli al Padre.
L’immagine delle lingue di fuoco ci riporta al Roveto Ardente: dalla fiamma Dio parla a Mosè, e quella Voce manifesta la sua presenza reale all’interno di quel cespuglio arido del deserto. Così nella vita fragile degli apostoli, come in ogni vita umana, viene il respiro stesso del Vivente, e li rende capaci di trasmettere l’annuncio della salvezza .
Il dono delle lingue è l’espressione concreta di questa missione a loro affidata, dando agli apostoli la possibilità reale di comunicare l’evento della salvezza nelle stesse lingue di quei pellegrini che erano giunti a Gerusalemme dai lontani paesi d’Oriente, per la celebrazione della festa ebraica.
L’annuncio dell’opera di Dio non ha confini: “cominciando da Gerusalemme “, luogo in cui si è compiuta la Pasqua e da cui il Risorto è asceso al cielo, si espande nel mondo, portato dalla voce degli apostoli e dalla vita dei testimoni.
Nel dono dello Spirito si compie il fine stesso della creazione dell’uomo, come è detto in Genesi 1,26: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e secondo la nostra somiglianza…”
” Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14).
Eremo dell’Unità di Gerace