III DOMENICA DI PASQUA (Gv 21,1-14)

“E’ il Signore!”

Ecco una pagina in cui è descritto un passaggio essenziale per la vita della chiesa…

I discepoli ritornano in Galilea, perché Gesù risorto ha promesso loro di incontrarli proprio là, da dove all’inizio li aveva chiamati a seguirlo.

Ma intanto, ritornando nel loro luogo d’origine, sembrano provare un certo smarrimento: Gesù non si fa vedere, e loro hanno la sensazione di essere come in sospeso, in una specie di limbo da cui, per uscire, non resta che riprendere la vita di prima.

“Io vado a pescare”, dice Pietro, e gli altri lo seguono. 

Ma la loro pesca notturna è senza frutto, e la rete resta vuota…

All’alba uno sconosciuto compare sulla riva –  è Gesù, ma essi non lo riconoscono, e li chiama dando loro uno strano consiglio: 

“Gettate la rete dalla parte destra della barca, e troverete…”

A partire da questa parola, tutto cambia, e la rete si ricolma di pesci: questo è il segno che fa esclamare a Giovanni:

“È il Signore!”.

Sì, è lui, ma non è un mago: è colui per la cui Parola, quando viene ascoltata e accolta, la vita si ricolma di senso, come quella rete…

E la barca si dirige a riva, verso quell’uomo in cui ora tutti riconoscono il Risorto, che li attende avendo già preparato il cibo per loro, pane e pesce, come una nuova mensa pasquale. 

Poi Gesù rivolge a Pietro una domanda: 

“Mi ami tu più di loro?”.

Mi ami al punto da assumere il peso di esserne il pastore terreno, a immagine del pastore celeste che è l’Agnello di Dio ?

Se è così, seguimi, e ti mostrerò la via del pastore che si fa agnello, perché solo così sarà vero pastore del gregge che gli è affidato…

Restiamo nella memoria grata del pastore Francesco: egli  ha testimoniato con la sua vita che essere pastore significa portare su di sé l’odore delle pecore…

Eremo dell’Unità di Gerace