“Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” – III Domenica di Quaresima
Prima lettura: Esodo 3,1-15. Ecco Mosè: nato ebreo, cresciuto alla corte del faraone: quando scopre la sua origine va dai fratelli ebrei che lavorano come schiavi degli egiziani – ma essi non lo accolgono, perché in lui vedono non il fratello, ma l’egiziano abituato a comandare.
Allora Mosè, respinto sia dagli egiziani che dagli ebrei, fugge nel deserto, diventando pastore. E qui avviene l’incontro che cambia la storia, la sua e la nostra: nel deserto vede un cespuglio arido che brucia di una fiamma che non lo consuma. La Voce che gli parla dal fuoco gli dice che egli, Mosè, è figlio dei padri del suo popolo, Abramo, Isacco e Giacobbe – e lo invia a liberare i suoi fratelli dalla schiavitù.
È il Dio dei suoi padri che lo manda, rivelandogli il il suo Nome: “IO SONO”, che in ebraico significa “IO CI SONO”, anzi “IO C’ERO, CI SONO E CI SARÒ “. È il nome di una Presenza che non viene mai meno, come la fiamma che trasfigura quel roveto che è la storia umana.
Ed ecco che nel vangelo di Luca 13,1-9, Gesù dice la parabola del fico sterile: il padrone della vigna deplora che non porti frutto e sembra volerlo tagliare. Ma il vignaiolo si offre totalmente alla cura di quel fico, perché porti frutto. Il vignaiolo è Gesù, che dedica tutto se stesso alla cura dell’albero sterile, che è la condizione umana – e la sua dedizione giunge fino ad accettare di essere egli stesso quello che sarà tagliato, perché nell’uomo nasca finalmente quel frutto di vita eterna che Egli è venuto a portare…
Eremo dell’Unità – Gerace