Si è svolta presso il Santuario “Nostra Signora dello Scoglio”, a Santa Domenica di Placanica, la “Giornata diocesana di preghiera per la conversione dei mafiosi e la riconciliazione con la casa comune”,

La Giornata è stata aperta dall’evangelizzazione di fratel Cosimo Fragomeni, artefice di questa realtà mariana la cui esperienza è iniziata nel maggio del 1968 e che nei mesi scorsi ha avuto il riconoscimento ufficiale dalla Santa Sede.

A seguire, pubblichiamo l’Omelia del vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva-

La Parola di Dio oggi richiama la volontà originaria di Dio, che nella creazione ha pensato l’uomo e la donna fatti l’uno per l’altro. Li creò “perché i due fossero una carne sola”: uniti nella diversità, maschio e femmina, una diversità che è ricchezza, principio dell’armonia libera e necessaria che si realizza nell’accettazione reciproca e nell’amore. L’armonia tra i due fa parte del progetto creativo di Dio: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne”. Un progetto che rende il mondo bello. E Dio vide che era cosa buona!

Purtroppo nella realtà storica spesso la fragilità e debolezza umana hanno ostacolato la realizzazione di questo progetto. La rottura del legame, il divorzio, l’infedeltà coniugale sono le ferite più frequenti che hanno esso in crisi questo progetto divino. Interpellato dai farisei Gesù richiama e conferma la volontà creativa di Dio. A coloro che, per metterlo alla prova, gli avevano chiesto se fosse lecito a un marito ripudiare la propria moglie risponde: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

Rompere l’unità e la comunione di vita e di amore che si stabilisce nel matrimonio non corrisponde al progetto creativo di Dio, che rimane comunque un ideale concreto e possibile cui tendere sempre.

Qui allo Scoglio celebriamo la Giornata diocesana di preghiera per la conversione dei mafiosi. Nel parlare di conversione – provocati dalla Parola di Dio – facciamo riferimento alla conversione necessaria durante la vita coniugale quando le relazioni affettive tra l’uomo e la donna vengono infrante per cattiveria, per mancanza di amore, per infedeltà o altro. C’è bisogno di conversione nelle relazioni coniugali spesso messi in crisi dall’instabilità affettiva e dagli egoismi personali. C’è bisogno di conversione nel modo di concepire e vivere la famiglia, spesso disorientata e maltrattata nel contesto culturale odierno.

Oggi preghiamo per la conversione di quanti sono caduti nelle seduzioni della criminalità organizzata, perché si convertano e vivano, abbandonando le vie del male. Ce lo ha chiesto papa Francesco in tante occasioni a cominciare da quella nota omelia tenuta nella piana di Sibari, il 21 giugno 2014. In quella circostanza, il papa dichiarò che coloro che seguono la via del male, come i mafiosi, «non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!»:

«La ’ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no! […] Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati.

Ed aggiunse: “Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione; quando non si adora Dio, il Signore, si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato».

Da queste parole risulta come l’istanza della conversione riguarda tuti. Ieri come oggi. Cedere all’idolatria del denaro e del potere è una tentazione che può riguardare tutti, anche il cristiano.

Il Papa esortò la Chiesa calabrese a intensificare il suo impegno nell’educare le coscienze e nel promuovere il bene: «La Chiesa, che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi, ce lo domandano i nostri giovani bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare».

Il nostro impegno di chiesa si esprime anche nella e con la preghiera. Preghiamo il Signore, perchè illumini la mente ed il cuore di ogni uomo, perché sia libero da ogni forma di mentalità mafiosa. E trovi il coraggio di convertirsi al bene. Sappiamo che la conversione dell’uomo anche del peccatore e del mafioso è possibile. Cambiare vita è possibile, abbandonare la via del male è possibile, rinunciare all’arroganza e alla sopraffazione del più debole è possibile. Lasciare alle spalle la via del male è possibile. Dio vuole che il peccatore si converta e viva. La possibilità della conversione è fonte di speranza per tutti, ridona la gioia della vita, perché riporta ad essere in pace con Dio e con i fratelli.

Convertirsi, nella bibbia, è cambiare direzione di marcia e rivolgersi di nuovo al Signore, sapendo che Egli ci ama e il suo amore è per sempre. Gesù ha fatto della conversione la prima parola della sua predicazione: «Convertitevi e credete nel vangelo» (Mc 1,15). Rispetto alla predicazione dei profeti, Gesù insiste ancora di più sulla dimensione interiore della conversione. L’uomo deve cambiare dentro, nel cuore, diventare una creatura nuova. Non si tratta di conversione a basso costo. Ritornare sui propri passi, cambiare il proprio modo di pensare e ritornare sulla retta via non è una scelta facile.

Quando Gesù chiama alla conversione non si erge a giudice delle persone, ma lo fa a partire dalla vicinanza, dalla condivisione della condizione umana. Col suo comportamento toccava nel profondo il cuore delle persone ed esse si sentivano attratte dal suo amore e spinte a cambiare vita. Ancora oggi Gesù mostra la possibilità di vincere il male e di cambiare vita. Non facciamo resistenza al suo invito, perché solo se ci apriamo alla sua misericordia, troviamo la vera vita e la vera gioia.

Cari fratelli e sorelle,

ravviviamo in noi il desiderio di convertirci a Dio, viviamo sempre pronti a cambiare quando ci accorgiamo che il male sta prendendo il sopravvento. Chi è senza peccato da non aver bisogno di conversione? Gesù mostra la via della luce e della verità, quando dice: chi è senza peccato scagli la prima pietra. E alla donna: donna nessuno ti ha condannato? Neanche io ti condanno, Va e non lo fare più.

Convertirsi è sempre possibile. E Dio è sempre pronto al perdono. È possibile a noi come è possibile ad un mafioso e criminale, se si pente veramente e cambia vita. Pensiamo ai due condannati crocefissi insieme a Gesù.

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Luca 23,39-43).

Ecco il “miracolo della conversione” che trasforma uno spietato criminale nel primo santo della storia della Chiesa. Sul Calvario Gesù non era l’unico condannato a morte: accanto a lui vi erano altri due uomini. Che genere di crimini avessero commesso non è dato di sapere, ma di certo alle spalle avevano storie di criminalità e violenza. Uno dei due si unì al coro di coloro che ingiuriavano Gesù morente: “Salva te stesso e noi!”. Mentre il secondo lo riprendeva ammettendo le proprie colpe e chiedendo di “essere ricordato”. Per lui c’è la gioia piena del perdono.

Dal racconto si nota come quest’ultimo, detto “buon ladrone”, sia l’immagine dell’uomo che ha consapevolezza della propria colpa, ammette l’errore e considera giusta la condanna. È l’esatto contrario dell’altro che continua nella sua chiusura alla verità e si ribella a tutto e a tutti. Non approfitta nemmeno dell’ultimo squarcio della vita, per pentirsi. Il buon ladrone, al contrario, davanti alla morte, avendo accanto a sé quell’innocente condannato alla stessa pena, vede riflessa la misericordia sul volto di Cristo, riconosce la sua condizione di peccatore e si pente. Ciò vuol dire che fino all’ultimo istante di vita c’è possibilità di ravvedersi, di aprirsi alla grazia. Fino all’ultimo c’è possibilità di perdono e di salvezza, perché il Dio che ci ha creati non smette mai di amarci. La conversione è la via maestra che ci fa incontrare il volto di un Dio misericordioso, grande nell’amore.

Per questo oggi preghiamo, sapendo che la conversione di un mafioso è possibile ed è motivo di speranza per il mondo intero. Amen.

+Francesco Oliva, Vescovo