Nel territorio della Diocesi di Locri-Gerace nessun altro posto sarebbe stato più indicato per allestire una mostra in memoria di don Giuseppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra 30 anni fa. Il posto scelto, infatti, è un immobile confiscato alla ndrangheta e affidato agli scout dell’Agesci Siderno-1 che le hanno assegnato un nome carico di speranza: la “Casa dei giovani maestri nel sogno”.

La mostra, intitolata “Per amore del mio popolo”, ha avuto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana) ed è stata preparata per la zona di Aversa, in Campania, dal Consorzio Agrorinasce (un sodalizio del terzo settore che gestisce i beni confiscati alla criminalità organizzata nella provincia di Caserta); oltre alla sede di origine è stata esposta, ora, solo a Siderno, dove rimarrà visitabile fino al 31 ottobre di quest’anno. 

In 20 pannelli con foto d’epoca straordinarie e interessantissimi documenti, viene ripercorsa la vita di don Diana, il coraggioso sacerdote che osò sfidare la camorra e che, all’età di 36 anni, il 19 marzo del 1994 fu ucciso dal clan dei casalesi nella sua chiesa a Casal di Principe. 

Va detto che i volontari di questo gruppo Agesci, da 5 anni sono impegnati nella gestione del bene confiscato mediante un progetto di inclusione per minori a rischio; ora, nel trentennale del martirio di don Peppe Diana, hanno voluto “importare la mostra nella nostra realtà -come ha spiegato il responsabile di questo gruppo scout, Giulio Archinà- per dare eco ad un impegno libero e gratuito alla educazione alla legalità”.  Il titolo della mostra è tratto dal documento coraggioso e profetico, di don Diana “Per amore del mio popolo non tacerò”; un documento di denuncia lucida ed aperta alla diffusa oppressione che la camorra operava sul territorio di Aversa in Campania. Il tutto s’inserisce nel più ampio progetto “Legalità è Partecipazione” che prevede incontri dei giovani aderenti con le istituzioni locali ed incontri di confronto e partecipazione con i propri partner che sono: l’Istituto d’Istruzione Superiore Marconi di Siderno, la locale Parrocchia “Santa Maria dell’Arco”, l’Ufficio di Pastorale Giovanile della Diocesi di Locri-Gerace e la Polizia di Stato Commissariato di Siderno. 

Tutte le iniziative sono realizzate con il contributo del Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio Civile universale del Consiglio dei Ministri e la Regione Calabria; il progetto si concluderà con un viaggio dei giovani che stanno partecipando al progetto, a Casal di Principe, presso la “Casa di Don Peppe Diana”. Certamente la mostra e questo progetto rappresentano una sorta di ciliegina sulla torta delle attività che da 5 anni vengono realizzate nel bene confiscato a Siderno. Le cifre parlano di almeno 1000 persone, prevalentemente giovani e ragazzi, che ruotano mensilmente attorno alla struttura. Sono davvero tante, infatti, le attività sviluppate: un laboratorio teatrale e uno di abilità manuali, la biblioteca di quartiere, i campi di formazione “per formatori” e l’ospitalità data ad altri gruppi provenienti da tutta Italia (nell’edificio sono disponibili 30 posti letto). Tornando alla mostra, oltre ai 20 pannelli con le foto d’epoca e i documenti, sistemati nella sala riunioni dell’immobile confiscato, la vita di don Giuseppe Diana viene ricostruita anche attraverso la proiezione di un video.

Giovanni Lucà

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