“Non vogliamo che la nostra umanità anneghi nel mare dell’indifferenza”. Dal lungomare di Roccella Jonica è partita una preghiera corale per affermare che la fratellanza è universale e per ribadire che si vuole stare dalla stessa parte: dalla parte di chi soffre e dei più fragili, rifiutando odi, vendette e guerra.

Sono stati in tanti, almeno un migliaio, ad accogliere l’invito di monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, e a prendere parte alla fiaccolata ed alla veglia di preghiera per non tacere di fronte all’ennesima tragedia che si è verificata sulle coste calabresi, segnata dalla morte di numerosi migranti, tante donne e tanti bambini.

La manifestazione è stata caratterizzata da diversi momenti, da tanti gesti simbolici ed è stata aperta dalla chiamata alla preghiera islamica da parte dell’Imam. Unba preghiera intensa che ha coinvolto anche delle bambine di religione islamica, una delle quali è scoppiata in lacrime per la forte emozione.

Il momento più commovente è stato senz’altro quando sono stati letti i nomi delle vittime e dei dispersi di questo naufragio e la consegna da parte della Croce Rossa Italiana ai bambini presenti dei palloncini con sopra scritti i loro nomi. Sono stati presenti quasi tutti i sindaci della Locride con le fasce tricolori, accolti dal primo cittadino di Roccella, Vittorio Zito, tanti sacerdoti, il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro, il sacerdote greco-ortodosso padre Nilo Vatopedinos e il senatore Nicola Irto.

Monsignor Oliva, invitando tutti al raccoglimento, ha esordito dicendo: “Vogliamo vivere questo momento di preghiera e di riflessione insieme a tutti i poveri, agli esclusi dalla società e ai nuovi crocifissi della storia di oggi, i migranti, in particolare i naufraghi morti, i dispersi, i sopravvissuti alla tragedia che è successa nelle nostre coste in questi ultimi giorni, vittime delle nostre chiusure, dei poteri e delle legislazioni, della cecità e dell’egoismo, ma soprattutto del nostro cuore indurito dall’indifferenza. Una malattia quest’ultima di cui tutti soffriamo”. Parole ferme e decise che suono risuonate come monito nella testa di tutti, perché tutti dobbiamo ritenerci responsabili di quanto continua ad accadere sulle nostre coste.

Nel 2023, stime approssimative indicano in almeno 8565 le persone morte nei viaggi della speranza: il dato più alto in assoluto dal 2016, ma questa volta non contano le statistiche e i numeri anonimi e senza volti; nella serata di Roccella sono stati ricordati nomi e luoghi, “perché ognuno – ha detto il vescovo- è un pezzo dell’unica e irripetibile immagine di Dio, di quel mosaico straordinario che, se ricomposto nell’amore, permette di capire la bellezza della persona e la bellezza di Dio”. Ogni uomo è chiamato a coltivare il sogno di un mondo diverso “dove a tutti è riconosciuto il diritto di vivere in pace nella propria terra, come anche il diritto di partire e di andare altrove”. Monsignor Oliva nella sua riflessione che ha preceduto la fiaccolata, ha tracciato una sorta di decalogo del sogno da coltivare; in questo “mondo diverso” chi vuole andare a vivere in un paese diverso debba poterlo fare in sicurezza: “i viaggi della speranza non si trasformino in viaggi della morte e le acque del Mediterraneo non siano più insanguinate da tragici naufragi” e, soprattutto, un mondo in cui “di fronte ai drammi delle persone ed alle tragedie non si ceda alla tentazione dell’abitudine, alla globalizzazione dell’indifferenza, e si abbia ancora un cuore che batte ed il coraggio di piangere”.

E poi, va riconosciuto che la prima causa delli povertà è sempre la guerra: “Non si ricorra ad essa in caso di conflitti, ma si promuova il dialogo e si affermi la solidarietà e la giustizia”; in sostanza bisogna perseguire il sogno di “un mondo nuovo, veramente umano”. Nell’esprimere gratitudine per quanti sono impegnati nelle opere di salvataggio con abnegazione e coraggio e che rischiano la vita nel mare, monsignor Oliva ha rimarcato che “La preghiera ci aiuta a non abituarci a queste tragedie, a vergognarci della nostra durezza di cuore, a tornare umani, perché parlare con Dio amore ci fa trovare quello che abbiamo perduto o che è sepolto sotto tanta paura e banale insipienza”.

Durante le quattro tappe della fiaccolata che ha raggiunto il Porto delle Grazie, sono stati letti brani tratti dall’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco, testi tratti dalle parole del santo vescovo don Tonino Bello, e altri curati dall’Ufficio Migrantes ed altre associazioni.

Tra i segni più significativi: la processione con la Croce realizzata con pezzi di un peschereccio approdato nella Locride, regalata dalla Guardia Costiera di Siderno alla diocesi come segno di condivisione; la consegna un lenzuolo bianco all’Imam come gesto di preghiera e purificazione; l’accensione delle fiaccole, l’abbraccio con la persona che stava accanto e la preghiera ecumenica. Quindi nell’area sbarchi, la deposizione da parte dei ragazzi di un fiore per ogni vittima, prima dei saluti conclusivi e della benedizione.

Giovanni Lucà